Pagina:Georgiche.djvu/52

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Lievi canestri, e chi seccando al foco,
O sta coi sassi macinando il grano.

     Cert’opre ancora nei festivi giorni
420Lecito fia d’esercitar, nè alcuna
Religion vietò far siepi al campo,
Aprir gli scoli, ed abbruciar le spine,
O a la corrente di salubre fonte
Lavar le agnelle, ed agli augei rapaci
425Tendere insidie: e in questi dì sovente
Il suo lento asinel, carico il dorso
D’olio, o di frutta, il contadin conduce
A la cittade, e ne riporta o negra
Massa di pece, o scalpellata mola.

     430E ne’ suoi giri ancor l’instabil luna
Diversi giorni indicar può fatali,
O propizii al lavor. Tu schiva il quinto,
In cui la terra con nefando parto
Creò le furie anguicrinite, e l’orco,
435E il feroce Tifeo, Iapeto e Ceo,
E i congiurati ad espugnar del cielo
Le mura empii fratei. L’Ossa tre volte
Tentaro a Pelio, ed il frondoso a l’Ossa
Olimpo sovrappor; tre volte Giove
440Fulminator gli accumulati monti