Pagina:Georgiche.djvu/57

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540Nè a l’estiva stagione osi la falce
Stendere alcuno a le mature spiche,
Se pria, le tempie d’intrecciati rami
Cinto di quercia, a Cerere non canti
Festevol inno, ed a scomposti salti
545Spicchi in danza campestre il piè robusto.

     Lo stesso Giove e ne la menstrua luna
Pose, e negli astri non fallaci segni
La pioggia, e il caldo a presagire, e i venti
Di freddo apportatori, e varii innoltre
550Prognostici prefisse, onde conosca
Osservando il pastor, se può lontano,
O dee presso a l’ovil pascer la greggia.

     Ad annunciare il turbine vicino
O appoco, appoco irrequïeto il mare
555A gonfiarsi incomincia, e un fragor secco
Su la montagna a fremere; o da lungi
S’odono in rauco suon mugghiar percossi
Da l’onde i lidi, e crescere avanzando
Il mormorio de l’agitata selva.
560Periglioso a le navi allora è il flutto
Quando da l’alto mar calano i smergi
Queruli al lido, o in su l’asciutta arena
Scherzando stan le folaghe marine,