Pagina:Georgiche.djvu/60

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615Veggonsi in cielo scintillar le stelle,
E sorgendo dal mar limpida i raggi
Del fratello emular l’argentea luna.
Non più per l’aria allor leggere e rotte
Le nubi, a guisa di lanuti fiocchi,
620Vagando vanno, ma disciolte in nebbia
Ne l’ima valle calano depresse.
Non su la nuda spiaggia i cari a Teti
Mesti Alcïon distendono le aperte
Ali al tepido sol, nè il porco immondo
625Gode col grifo dissipare i sciolti
Manipoli di paglia, nè su gli alti
Tetti posando a l’imbrunir del giorno
Flebile allunga la civetta il canto.
Per l’äere liquidissimo e sereno
630Alto aleggia il falcon, Niso già un tempo;
E del reciso a lui purpureo crine
Scilla, empia figlia, in lodola cangiata,
Paga la pena: ovunque affretta i vanni
Ella a fuggirlo, le stridenti penne
635Batte ei nemico ad inseguirla, ovunque
Niso rivolga il volo, altrove Scilla
Rapida i vanni per fuggirlo affretta.
Garruli e rochi gorgheggiando anch’essi
Gracchiano i corvi di tripudio, e spesso
640Su gli alti rami de le piante, presi