Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/122

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102 LA GERUSALEMME

XXVI.


     Prendi, s’esser potrà, Goffredo all’esca
De’ dolci sguardi, e de’ bei detti adorni;
Sicch’all’uomo invaghito omai rincresca
204L’incominciata guerra, e la distorni.
Se ciò non puoi, gli altri più grandi adesca:
Menagli in parte, ond’alcun mai non torni.
Poi distingue i consiglj: alfin le dice:
208Per la fe, per la patria il tutto lice.

XXVII.


     La bella Armida di sua forma altera,
E de’ doni del sesso e dell’etate,
L’impresa prende; e in su la prima sera
212Parte, e tiene sol vie chiuse e celate:
E ’n treccia, e ’n gonna femminile spera
Vincer popoli invitti, e schiere armate.
Ma son del suo partir tra ’l volgo, ad arte,
216Diverse voci poi diffuse e sparte.

XXVIII.


     Dopo non molti dì vien la Donzella
Dove spiegate i Franchi avean le tende.
All’apparir della beltà novella
220Nasce un bisbiglio, e ’l guardo ognun v’intende;
Siccome là, dove cometa o stella,
Non più vista di giorno, in ciel risplende:
E traggon tutti per veder chi sia
224Sì bella peregrina, e chi l’invia.