Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/172

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150 LA GERUSALEMME

LXVIII.


     Dunque, prima ch’a lui tal nova apporti
Voce incerta di fama o certa spia,
Scelga la tua pietà fra’ tuoi più forti,
540Alcuni pochi, e meco or or gl’invia:
Chè, se non mira il Ciel con occhj torti
L’opre mortali, o l’innocenza oblia,
Sarò riposta in regno, e la mia terra
544Sempre avrai tributaria in pace, e in guerra.

LXIX.


     Così diceva; e ’l Capitano ai detti
Quel che negar non si potea, concede:
Sebben, ov’ella il suo partir affretti,
548In se tornar l’elezion ne vede:
Ma nel numero ognun de’ dieci eletti
Con insolita instanza esser richiede:
E l’emulazion che ’n lor si desta,
552Più importuni gli fa nella richiesta.

LXX.


     Ella, che in essi mira aperto il core,
Prende, vedendo ciò, novo argomento:
E sul lor fianco adopra il rio timore
556Di gelosia per sferza e per tormento;
Sapendo ben, ch’alfin s’invecchia amore
Senza quest’arti, e divien pigro e lento;
Quasi destrier che men veloce corra,
560Se non ha chi lui segua, o chi ’l precorra.