Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/92

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74 LA GERUSALEMME

XX.


     Egli è il Prence Tancredi: oh prigioniero
Mio fosse un giorno! e nol vorrei già morto:
Vivo il vorrei, perchè’n me desse al fero
156Desio dolce vendetta alcun conforto.
Così parlava, e de’ suoi detti il vero,
Da chi l’udiva, in altro senso è torto;
E fuor n’uscì con le sue voci estreme
160Misto un sospir ch’indarno ella già preme.

XXI.


     Clorinda intanto ad incontrar l’assalto
Va di Tancredi, e pon la lancia in resta.
Ferirsi alle visiere, e i tronchi in alto
164Volaro, e parte nuda ella ne resta:
Chè, rotti i laccj all’elmo suo, d’un salto
(Mirabil colpo!) ei le balzò di testa:
E le chiome dorate al vento sparse,
168Giovane donna in mezzo ’l campo apparse.

XXII.


     Lampeggiar gli occhj, e folgorar gli sguardi
Dolci nell’ira, or che sarian nel riso?
Tancredi, a chè pur pensi? a chè pur guardi?
172Non riconosci tu l’amato viso?
Quest’è pur quel bel volto, onde tutt’ardi:
Tuo core il dica, ov’è il suo esempio inciso:
Questa è colei che rinfrescar la fronte
176Vedesti già nel solitario fonte.