Pagina:Gerusalemme liberata II.djvu/109

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CANTO DECIMOTERZO. 93

LXXVII.


     Così gridando, la cadente piova,
Che la destra del Ciel pietosa versa,
Lieti salutan questi: a ciascun giova
612La chioma averne, non che ’l manto, aspersa.
Chi bee ne’ vetri, e chi negli elmi a prova:
Chi tien la man nella fresca onda immersa:
Chi se ne spruzza il volto, e chi le tempie:
616Chi scaltro a miglior uso i vasi n’empie.

LXXVIII.


     Nè pur l’umana gente or si rallegra,
E de’ suoi danni a ristorar si viene;
Ma la terra, che dianzi afflitta ed egra
620Di fessure le membra avea ripiene,
La pioggia in se raccoglie, e si rintegra,
E la comparte alle più interne vene:
E largamente i nutritivi umori
624Alle piante ministra, all’erbe, ai fiori.

LXXIX.


     Ed inferma somiglia, a cui vitale
Succo l’interne parti arse rinfresca:
E disgombrando la cagion del male,
628A cui le membra sue fur cibo ed esca;
La rinfranca, e ristora, e rende quale
Fu nella sua stagion più verde e fresca:
Tal ch’obliando i suoi passati affanni
632Le ghirlande ripiglia, e i lieti panni.