Pagina:Gerusalemme liberata II.djvu/126

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108 LA GERUSALEMME

XXXVIII.


     E veder ponno onde il Po nasca, ed onde
Idaspe, Gange, Eufrate, Istro derivi:
Onde esca pria la Tana: e non asconde
300Gli occulti suoi principj il Nilo quivi.
Trovano un rio più sotto, il qual diffonde
Vivaci zolfi, e vaghi argenti e vivi.
Questi il Sol poi raffina, e il licor molle
304Stringe in candide masse, e in auree zolle.

XXXIX.


     E miran d’ogni intorno al ricco fiume
Di care pietre il margine dipinto;
Onde, come a più fiaccole s’allume,
308Splende quel loco, e ’l fosco orror n’è vinto.
Quivi scintilla con ceruleo lume
Il celeste zaffiro, ed il giacinto:
Vi fiammeggia il carbonchio, e luce il saldo
312Diamante, e lieto ride il bel smeraldo.

XL.


     Stupidi i Guerrier vanno, e nelle nove
Cose sì tutto il lor pensier s’impiega,
Che non fanno alcun motto; alfin pur move
316La voce Ubaldo, e la sua scorta prega:
Deh, Padre, dinne ove noi siamo: ed ove
Ci guidi: e tua condizion ne spiega;
Ch’io non so se ’l ver miri, o sogno od ombra;
320Così alto stupore il cor m’ingombra.