Pagina:Gerusalemme liberata II.djvu/78

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64 LA GERUSALEMME

XCVIII.


     Dagli lor tu: chè se mai gli occhj gira
L’anima bella alle sue belle spoglie;
Tua pietate e mio ardir non avrà in ira,
780Chè odio o sdegno là su non si raccoglie.
Perdona ella il mio fallo: e sol respira
In questa speme il cor fra tante doglie.
Sa ch’empia è sol la mano: e non l’è noja,
784Che s’amando lei, vissi; amando moja.

XCIX.


     Ed amando morrò: felice giorno,
Quando che sia; ma più felice molto,
Se come errando or vado a te d’intorno,
788Allor sarò dentro al tuo grembo accolto.
Faccian l’anime amiche in Ciel soggiorno;
Sia l’un cenere e l’altro in un sepolto:
Ciò che ’l viver non ebbe, abbia la morte.
792Oh (se sperar ciò lice) altera sorte!

C.


     Confusamente si bisbiglia intanto
Del caso reo nella rinchiusa terra.
Poi s’accerta e divulga: e in ogni canto
796Della Città smarrita il romor erra
Misto di gridi, e di femmineo pianto:
Non altramente che se presa in guerra
Tutta ruini: e ’l foco, e i nemici empj
800Volino per le case, e per i tempj.