Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/307

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L'autore di questo frammento storico, partito da Codogno, dopo una rappresentazione dell'Attila, con indosso l'armatura e le maglie di Ezio romano, in tale abbigliamento scendeva all'albergo dell'Ancora, e quivi prendeva alloggio. — Un giovane scapato e di mano pronta applicava due schiaffi sonori alla moglie d'un celebre impresario nell'atrio del più vasto teatro. Un tale avvenimento fece parlare il mondo milanese per dieci anni di seguito. — Per quanto mi dolga recar sfregio alla tanto vantata moralità di quei tempi, non debbo tacere di una festa da ballo privata, ove convennero in buon numero persone di ambo i sessi, abbigliate nel semplicissimo costume di Eva e di Adamo. La polizia austriaca non si commosse dello scandalo — quei danzatori così succinti nelle vesti, non erano persone da cospirare contro la sicurezza dello Stato. Un Congresso di scienziati chiamò gran folla a Milano nel 1846. Il popolo profittò dell'occasione per testimoniare il suo rispetto alla scienza. Nelle trattorie si gridava al cameriere: un piatto di scienziati! — e quegli a recar tosto un piatto di zucche o di patate. Anche i somarelli vennero in quell'epoca salutati col medesimo titolo — Nobili istinti delle masse!

Uomini che pensassero all'Italia, che fremessero del servaggio straniero, che davvero abborrissero l'Austria, erano in numero assai scarso. I più ignoravano che un'Italia esistesse. Eppure, qualcheduno agiva in secreto, qualcheduno scriveva, qualcheduno si assumeva l'incarico pericoloso di propagare i fogli di Mazzini. Allora c'erano rischi tremendi a parlare di politica, foss'anche col più intimo degli amici. Taluni che troppo osavano, cadevano in sospetto di spie. Le Prigioni di Silvio Pellico, erano ritenute un libro ultrarivoluzionario. Qualcheduno, tremando, osava declamare le liriche concitate del Berchet, in circolo ristretto di conoscenti. Tali ardimenti cominciavano verso l'anno 1842.

Si impiegavano sei ore per trasferirsi in vettura da Milano a Pavia; non era permesso di varcare senza passaporto i confini della Venezia.

Le maschere carnevalesche erano insulse e indecenti. Ai veglioni della Scala non era permesso lo accedere