Pagina:Gibbon - Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano I.djvu/454

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dell'impero romano cap. x. 417

racchiudevano in una sola tenuta il territorio di una antica Repubblica, non è improbabile che questa privata ingiuria fosse alla Capitale più sensibile di tutte le conquiste de’ Goti o de’ Persiani.

II. La fondazione di Alessandria fu una nobile idea, concepita insieme ed eseguita dal figliuol di Filippo. La bella e regolare forma di quella grande città, inferiore soltanto a Roma, comprendeva una circonferenza di quindici miglia1; era popolata da trecentomila abitanti liberi, ed in oltre da un numero almeno uguale di schiavi2. Il lucroso commercio della Arabia e dell’India passava pel porto di Alessandria alla Capitale ed alle province dell’Impero. L’ozio vi era ignoto. Erano alcuni impiegati nelle manifatture de’ vetri, altri in tessere tele di lino, ed altri in lavorare il papiro. Ogni sesso ed ogni età era occupata ne’ lavori d’industria; nè mancavano ai ciechi o agli storpiati occupazioni convenienti alla lor condizione3. Ma il popolo di Alessandria, mescuglio di varie nazioni, univa la vanità e l’incostanza de’ Greci alla superstizione ed ostinazione degli Egiziani. La più frivola occasione, una passeggiera scarsità di carni o di lenti, l’ommissione di un ordinario saluto, uno sbaglio di precedenza ne’ bagni pubblici, od anche una disputa di religione4 furono sempre bastanti ad accendere una sedizione tra quella numerosa moltitudi-

  1. Plin. Stor. Nat. V 10.
  2. Diod. Sicul. l. XVII. p. 590 edit. Wesseling.
  3. Vedi una curiosissima lettera di Adriano nella Stor. Aug. p. 245.
  4. Simile alla sacrilega uccisione di un gatto sacro. Vedi Diod. Sicul. l, I.