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| 186 | storia della decadenza |
di quel Michele Paleologo, che in appresso innalzò al trono la propria famiglia. Al vanto di una illustre nascita Michele aggiungea quello che dalle sue nozioni politiche e militari gli derivava. Asceso fin dagli anni della prima giovinezza alla carica di Contestabile o comandante de’ Franchi mercenarj, la sostenne splendidamente, e avido e prodigo ad un tempo la sua ambizione il rendea; perchè, se la spesa necessaria al mantenimento suo personale, non eccedea le tre piastre d’oro, molto danaro abbisognavagli per far donativi, che alle sue maniere affabili e buone qualità sociali accrescevano pregio. Questa affezione ch’egli si era guadagnata dal popolo e dai soldati, diede ombra alla Corte; nondimeno Michele si sottrasse per tre volte ai pericoli che o la sua imprudenza, o quella de’ suoi partigiani gli suscitarono.
1. Sotto il regno di Vatace, che era pur quello della giustizia, essendo nato litigio fra due uffiziali[1], l’un de’ quali accusava l’altro di sostenere il diritto ereditario de’ Paleologhi al trono, si pensò definirlo con un combattimento giudiziario, usanza che i Greci aveano tolta di recente dalla giurisprudenza dei Latini. Comunque soggiacesse l’accusato, si mantenne sempre fermo nel protestare sè essere il solo colpevole, e i discorsi o imprudenti, o criminosi da lui tenuti non solamente non avere ottenuta approvazione dal suo protettore Michele Paleologo, ma a non saputa di questo essere stati fatti. A mal grado di ciò, forti sospetti aggravavano tut-
- ↑ Acropolita (c. 50) racconta le circostanze di questo fatto singolare, sfuggito, a quanto sembra, agli Storici più moderni.