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Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 2, 1911 - BEIC 1832860.djvu/120

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116 del rinnovamento civile d'italia

di chi pose nella rinunzia dei beni temporali la cima della perfezione, volle poveri i suoi discepoli e fu povero egli stesso, né ebbe durante il suo benefico peregrinaggio[1] dove posare il divino suo capo[2].

La cima della religione è la morale, alla quale lo stesso dogma (benché di sommo rilievo) sottostá di peso in ordine alla salute; laonde nella formola del supremo giudizio Cristo non parla di riti e di credenze ma di amore e di misericordia. La caritá similmente alla fede sovrasta, perché «sebbene io parlassi il linguaggio degli uomini e degli angeli, se non ho caritá sono come un bronzo che suona e un cembalo squillante. E quando pure io fossi profeta e intendessi tutti i misteri e tutto lo scibile e avessi tutta la fede in modo da traslocare i monti, se non ho caritá io sono un bel nulla»[3]. La cittá santa, beatissimo padre, non può aver per male che di lei si dica quanto afferma di se stesso il vaso di elezione; cosicché se ella non ha caritá, non ostante le sue uniche prerogative, viene a essere «come un bronzo che suona e un cembalo squillante». E in effetto non mancano a Roma esemplari cultori delle virtú piú insigni, ma questi non sono per ordinario assortiti a reggerla civilmente. Che caritá e mansuetudine risplende in coloro che oggi ne giran le sorti? anzi che giustizia? Erano forse giusti e caritatevoli quei giudici che condannarono a morte senza dibattimento, senza appello, senza revisione sei infelici tirati dall’altrui furore a barbara rappresaglia? uno dei quali fu giustiziato sopra la fede di un solo testimonio e un semplice indizio[4]. Son forse umani quegli uffiziali che rinnovano l’uso infame del cavalletto?[5]. Né parlo di casi straordinari, ché il fòro iniquo creato da papa Gregorio sotto il nome di «sacra consulta» (orribile antifrasi!) fu ancora aggravato da chi regge in nome vostro, e la giustizia



  1. Act., x, 38.
  2. Matth., viii, 20.; Luc., ix, 9.
  3. Ad cor., I, xiii, i, 2.
  4. L’opinione, Torino, 1 febbraio 1851.
  5. Vedi in questo proposito una lettera recentissima di Carlo Farini (Il Risorgimento, 21 agosto 1851).