Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 2, 1911 - BEIC 1832860.djvu/13

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CAPITOLO DUODECIMO 9


vita privata entrai alla pubblica come deputato, ministro ed ambasciatore. E mettono in chiaro che il mio procedere fu fondato nella retta ponderazione dei tempi, guidato da una giusta estimazione dell’avvenire e immutabile nei principi che lo gover navano, variando solo nell’applicazione secondo che le circostanze diverse e i casi avvenuti di mano in mano lo richiedevano. Nes suno scorso di passione, nessun puntiglio di parte, nessuna considerazione personale ebbe mai la menoma influenza ne’ miei atti e ne’ miei pensieri; cosicché io posso sfidare tutti i miei avversari di allegarne un solo, anche piccolo, che non sia stato conforme a quella politica che potea condurre a buon fine le cose nostre. Trovando le opinioni già divise in Piemonte e i conservatori in rotta coi democratici, la speranza che io ebbi per un momento di riconciliarli mi fu tolta dall’uomo in cui facevo maggior fondamento; il quale, fomentate ed accese le ire parlamentari, lasciò in abbandono chi voleva sedarle. Fallitomi l’intento e rimasto solo, io non poteva far altro che allegarmi a questa o a quella parte, secondo quale di esse si appigliava alla buona ragione. Mi strinsi da principio ai democratici per combattere la mediazione: mi accostai in appresso ai conservatori per tutelare il principato. Ma ruppi la lega fatta cogli uni e cogli altri, come vidi che i primi lasciavano l’Italia centrale in preda ai demagoghi, e i secondi ai tedeschi. Di qui nacquero le mie varie fortune; applaudito e maledetto a vicenda dalle varie parti, secondo che io assentiva o ripugnava ai loro propositi, e franteso quasi sempre da tutte. E l’intenderci e raccordarci era difficile, perché essi misuravano tutta la loro politica dal momento che correva, dove che io mi governava principalmente colla previsione dell’avvenire (1). Cosi quando fui costretto a combattere i ministri dei 19 agosto, io era un uomo ambizioso, puntiglioso, rammaricoso, aggirato dai democratici;

(1) Che la mia bussola, per cosi dire, fosse la considerazione delle conseguenze e l’avviso del futuro, apparisce da tutti i miei scritti e in particolare da quello dei Due programmi e dal proemio del Saggiatore. Cito questi due opuscoli, perché dal loro riscontro risulta l’unità della politica da me professata nelle condizioni e applicazioni più differenti.