assoluta nelle sue origini e divenne tale per necessitá straordinaria o per corruttela; cosicché il pieno dominio del principe non è diritto e regola ma abuso o eccezione. Il regno primitivo, di cui Platone e Plutarco fanno l’elogio chiamandolo «il governo migliore e perfettissimo di tutti»[1], era temperato dalla religione, dalle leggi, dalle tradizioni patrie, dal costume; onde il primo dei prefati scrittori, siccome esalta sopra tutti gli Stati la monarchia, «perché raffrenata dalle leggi», cosí reputa la tirannide «il peggiore»; e distingue appunto il re dal tiranno, in quanto quello e non questo «osserva gli statuti e le costumanze»[2]. Il secondo dice che «Giove [il cui divino e universale dominio era considerato dagli antichi come l’archetipo del principato] non ha per assessora la giustizia, ma egli è in persona essa giustizia e l’equitá e l’antichissima perfettissima legge»[3]. Tal fu in particolare il principato dorico e pelasgico, il quale non solo era modellato all’imperio celeste, ma derivava per via di generazione dal padre degl’immortali, simbolo acconcio della sua dirittura e del nativo temperamento. Siccome Giove comandava a tutto il mondo, cosí la sua progenie dovea regnar sulla Grecia. Ciascuno di quei re vetusti procede dai sempiterni; e Alessandro in etá assai piú recente e addottrinata non fu pago del legnaggio dei Caranidi, benché anch’esso divino originalmente. Concetti e simboli conformi si rinvengono presso molte popolazioni germaniche e orientali, come i goti e i cinesi, gli ultimi dei quali immedesimavano il principe colla legge e col cielo[4]. «Re senza legge — dice un’antica inscrizione sinica — sono re senza pregio. Se i re e la legge si accordano, tutto il mondo s’illumina e si abbellisce»[5]. Nei bassi tempi di Europa la monarchia riscattò i vinti dalla tirannide dei vincitori; e abbozzate le nazioni moderne colla franchezza dei borghi e l’abbassamento dei baroni, essa fu a
↑Plat., Polit.; Plut., Utrum seni etc., ii, De princ. reg. pop.
↑Polit. (Opp., ed. Ast, Lipsiae, i820, t. ii, pp. 494-50i).