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Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 3, 1912 - BEIC 1833665.djvu/291

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libro secondo - capitolo undecimo 285


libero dell’industria da quello del traffico. Certo niuno sentí ed espresse piú vivamente e si adoperò con piú vigore a ristorare la nazionalitá della sua patria di quel Luigi Kossuth, il cui nome, indiviso da quello degli ungheri, è divenuto un simbolo di fierezza civile e di libertá. E pure egli fu causa principale colla sua facondia che la Dieta magiarica concedesse all’Austria i sussidi richiesti per opprimere l’Italia; quasi che l’autorizzare la potenza imperiale a manomettere sul Po i diritti piú sacri non fosse un abilitarla a fare altrettanto sopra il Danubio. Laonde gli uomini piú antiveggenti cominciarono fin da quel punto a disperare delle sorti ungheresi, perché una causa che ebbe per principio un fallo sí enorme non poteva riuscire ad un lieto fine. Bisogna dunque predicare e persuadere universalmente la comunione dei diritti e interessi nazionali; la quale è un corollario di quella politica che si fonda nella leva esterna e muove com’essa da questo principio rilevantissimo: che, sia nel mondo civile come

nel naturale, la stabilitá e la perfezione dei corpi misti non dipende solo dal loro stato intrinseco ma dalle relazioni[1]. E quando verrá l’ora del riscatto desiderata, il principio dovrá essere posto da noi in esecuzione senza il menomo indugio; introducendo per prima cosa, e in quei termini che le circostanze comporteranno, pratiche ed accordi colle altre nazioni partecipi o pronte a partecipare nel moto del Rinnovamento, e ovviando cosí ai dissapori e alle scissure che le sètte municipali ed illiberali non mancherebbero di suscitare se tal cautela si trasandasse. Imperocché l’unico scampo che l’Austrorussia potrá ancora promettersi sará la discordia dei popoli e delle nazioni, facendo verso l’Italia e le sue consorti di riscatto (ma con minore scusa) quel voto che un antico italiano esprimeva per salvare il cadente imperio di Roma dai popoli boreali[2].



  1. Il principio di cui discorro è antichissimo in Italia ed è uno dei fondamenti della dottrina pitagorica.
  2. «Maneat, quaeso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui; quando urgentibus imperii fatis, nihil iam praestare fortuna maius potest, quam hostium discordiam» (Tac., Germ., 33).