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| libro secondo - capitolo settimo | 93 |
valido intelletto seppe fuggirne le preoccupazioni, s’intinse però alquanto del colore di quelli e forse non avvertí appieno l’indole democratica dei tempi che corrono. Tuttavia per acume passò di gran lunga tutti i suoi coetanei e rese qualche immagine, in questo secolo ottuso, dei tempi del Machiavelli. Di che fanno buon testimonio non solo i suoi scritti ma le sue azioni; imperocché, imbasciatore di Francia, favorí le riforme attraversate dal governo che lo spediva; ministro di Pio nono dopo i disastri campali del quarantotto, ravvisò nella lega politica l’ultimo rifugio della povera Italia, e agli eroici ma vani sforzi che fece per indurvi Torino e Napoli dovette l’odio dei faziosi e la morte.
Una copia di tante cognizioni e cosí diverse non è certo accomodata ai piú, e anco gl’ingegni singolari possono piú tosto tentarla che promettersi di conseguirla. Ma se la somma dei generali vuol essere comune a tutti, la scienza dei particolari può partirsi in un certo modo, non solo secondo la capacitá degl’individui ma eziandio conforme l’indole propria delle varie provincie; le quali cooperando tutte, ciascuna a sua guisa, il loro concorso gioverá vie meglio alla tempera nazionale. I due estremi d’Italia sono i piú discosti dall’italianitá, ma per compenso hanno molta attitudine agli studi e alle ricerche positive e storiche, nell’acquisto delle quali i subalpini si mostrano piú pazienti e i siciliani piú vivi. Con essi gareggiano napoletani e lombardi per la scienza dei fatti, e li superano cosí pel genio nazionale come pel valore nelle speculazioni; imperò la filosofia civile si può sperare principalmente dai conterranei del Beccaria e del Romagnosi, e piú ancora da quelli degli eleati, del Pagano e del Vico. Toscana e Roma (e proporzionatamente gli altri Stati ecclesiastici) sono il seggio naturale e propizio del genio italiano, che ivi nasce spontaneo e nei dintorni si diffonde. Ché se il giogo dei chierici lo compresse, e qualche respiro di vivere libero sará necessario per coltivare e mettere in luce le dovizie riposte, io porto opinione che un giorno l’italiana metropoli primeggerá d’ingegno come di grado sulla penisola. La fiamma creatrice dei tempi di Dante e di Michelangelo, che pare