Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/11

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Te vider quindi, e le Romulee sponde;
Ma ti cinse di veste obbrobriosa
170La sordida impostura, e l’ignoranza.
Con presagiti sogni allor le menti
Fosti dei Regj a lusingar costretta
La sorte dei mortali agli astri in grembo
Fingendo discuoprire. In mezzo al Foro
175Con grave scorno tuo dovesti allora
Sedere, e vender parolette al vulgo.
Armata di scolastico flagello
La torva autorità ti venne accanto,
Orgogliosa per veste in ampio giro
180Cadente giù dai curvi omeri ingombri
Di profonda cocolla, ampio decoro
Talora, e involto della rasa fronte,
D’improvviso pallor sparsa il sembiante
La bella libertà, che al sen stringevi
185Pianse da te divelta, e in lacci avvinta.
Quanto dolente ahimè, quanto infelice
Alma Fisica Dea tu fosti allora!
Certo chiedevi che di nuovo il Goto
Furor scendesse dalle spiagge Artoe
190A far sopra di te l’ultimo scempio;
Ma in mezzo all’alto orrore, ond’eri avvolta
Te a respirar chiamò dal lungo affanno
Il profondo Copernico e sua voce
Dalle pupille tue terse il bel pianto.
195Sorgesti allora, e disdegnosa l’atre
Astrologiche bende al suol lasciando,
E rotta la Dialettica faretra,
Te vera Dea conobbero le genti