Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/18

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Dalla vaga d’Amor stella ridente,
Che in Ciel fiammeggia in compagnia dell’Alba385
Nel non atteso invan giorno comparve,
Che nei solari ardenti raggi immersa
Lei vider mille Zoroastri, e mille
Dalle Torri Europee vedova, ed orba
Di tutto il suo splendor, segnar d’oscura390
Macchia del Sol la luminosa faccia?
Certo cred’io d’egual vergogna, e scorno
Non si tingesse allor, che nuda in braccio
Al bellicoso Dio, si vide innanzi
Al sommo Giove, e agl’altri Numi avvinta395
Fra la volubil rete, e udio l’eccelsa
Olimpica magion di commun riso
Alto echeggiar: mentre in disparte il torto
Affumicato aspro conforte i lacci
Vie più stringendo, il prigioniero amante400
Baldanzoso scherniva: e intanto all’atra
Fuligine del crin fregi novelli
Misero! preparava; che del tardo
Saturno istesso per le fredde membra
Fama è, che allor scorresse di repente405
Insolito calor. Ma a che vaneggio
Fra le sognate un dì bizzare sole
Sacre alla turba, che Permesso onora?
Rimosso dall’antico ozio, in cui cieco
Filosofar di lunghe etadi avvinto410
Te ritenne nel centro, a me ti mostri
Coll’argenteo satellite triforme
Per la stellata Eclittica rapito,