Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/8

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75Dell’Universo errò tacitamente.
Seppe allora per te quando potea
Al suol fidar il non ingrato ferro
Il rozzo agricoltore, e per le azzurre
Celesti vie inonorati, e tristi
80Coi vivi, e fiammeggianti Astri, i Pianeti
Non più errar senza acme. Dall’eccelsa
Cecropia rotta a maggior gloria intanto
Te la Grecia chiamò. Tu le Caldee
Durevoli colonne, e le superbe
85Memfitiche Piramidi lasciasti,
Ove fra sacra nebbia ascosa al vulgo
Gli Ermeti ti apprestaro, e i Zoroastri
Seggio d’eternità contro l’edace
Infaticabil Veglio, a contro l’ira
90Ruinosa di Giove alto ricovro.
Tu allor la pastoral verga, e l’antica
Emblematica veste fra gli Argivi
Sublimi ingegni deponesti, e regio
Manto di gemme, e d’oro aspro discese
95Giù degli omeri tuoi al divin piede
Allor dei Cieli le stellate vie
Contemplasti non sol, ma quanto in terra
Il Sol coi raggi tuoi scalda, e colora:
E lieta al fianco or di Talete, ed ora
100Del pensoso Pittagora, e d’Ipparco,
O d’altro Genio indagator, tua voce
Udì d’alto stupor colmo il Liceo,
L’Areopago udìo. La mente eccelsa
Allor pascesti dei Regnanti, e al fianco
105Compagna indivisibile, e maestra