Pagina:Giovanni Magherini-Graziani - Novelle valdarnesi.djvu/55

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30 Il libro del comando


di più ce n’è poco. Se sapesse quante libbre ce ne vogliono in capo alla settimana per campare in sette! La mattina quei bambini si levano:

— Babbo, datemi il pane.

Il giorno:

— Babbo, datemi il pane.

— La sera, la stessa musica: si dice bene, ma quando non ce n’è, quare conturbas me, dice il prete nella messa. Oh! A quel che mi ritrovai, anno di là, quando ebbi i dolori e stetti quattro mesi a letto senza potermi smovere! Credevo d’impazzire. La moglie non poteva far nulla, tra custodir me e badare a quei ragazzi; il mio Gigino, il mio bambino ultimo, l’aveva al petto. Alle volte mi si faceva buio agli occhi, mi pareva d’essere all’inferno; un po’ per il gran male che avevo nell’ossa (mi sentivo strappare i nervi, e mugghiavo come una bestia; dice che consumassi i lenzuoli dal gran rivoltarmi), un po’ a ritrovarmi tutti quei lìgliuoli li d’intorno a piangere, a chiedere il pane e non avere da sdigiunarli. Anche ad avere il cuore di tigre bisognava sentirsi schiantare, e se non era il fattore facevo qualche pazzia. Che mi fa celia? Quattro mesi lì, inchiodato in un fondo di letto, senza sapere a chi mi raccomandare! Un giorno, due, tre, la si può rimediare, ma