Pagina:Giovanni Magherini-Graziani - Novelle valdarnesi.djvu/90

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Il libro del comando 61

«Non posso! Non posso!»

— Senta come disse alla fine il priore:

«A me non basta l'animo di cavarlo di lassù. Provate a chiamar qualcun altro.»

— Chiamarono altri due preti, ma fu lo stesso; e allora dissero:

«Che si pensa di fare? Non si può lasciar quest’uomo lassù: bisogna vedere di levarlo in tutte le maniere.»

— Pensa e ripensa come potevano fare, alla fine si risolverono di legare il salcio, di segarlo e cosi di tirar Pietro in terra: e cosi fecero: ma quando poi fu in terra, non potevano staccarlo dal salcio. Il priore andò a casa, prese il libro, la cotta e tutto quel che ci voleva, e fai, fai, a forza d’acqua benedetta gli riuscì a spiccicarlo. Poi bisognava ricondurlo in chiesa per ribenedirlo. Diceva di volerci andare, arrivava fino all’uscio, ma non poteva passare; si sarà provato cento volte. Alla fine il priore gli posò la stola sulla spalla e con quella lo tirò in chiesa e lo ribenedisse. Questo successe, quando raccomodavano la chiesa, e il priore fece murare il libro nel muro di fianco, proprio all’uscio di sagrestia. Dacché ci fu murato il libro, la cantonata non è più voluta star ferma; più la ristuccano, e più lo spacco riapparisce. Lo volevano levare il libro, ma il priore non ha mai voluto. Eccole detto Perchè li c’è quello spacco.