Pagina:Giuochi ginnastici raccolti e descritti per le scuole e il popolo.djvu/44

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20 Parte prima.

tra ragazze. Una si nasconde entro il pugno uno spillo e fa indovinare alla compagna da qual parte sia la punta e da quale la capocchia.

d) A testa o corona. Uno getta in aria una moneta di rame chiedendo al compagno: Testa o corona? e quando ricade Taiferra nel pugno; se rinterrogato indovina da qual parte la moneta resterà scoperta, allorché l’altro apre la mano, vince.

Il giuoco fu già in uso presso i Romani i quali dicevano: Aut caput aut navim, gettando in aria una moneta con la testa di Giano da un lato ed il rostro di una nave dall’altra. — Al tempo dei Medici in Firenze dicevasi: Palle o Santi, perchè nelle monete da una parte vi erano sei palle (stemma dei Medici) e dall’altra l'effigie di S. Giovanni, protettore di Firenze. Tuttora nel giuoco: — A cappelletto — che fanno i fanciulli toscani mettendo delle monete dentro un cappello, quegli tra loro che, dopo averle agitate, arrovescia il cappello in terra e tiene coperti i quattrini, domanda al compagno: Palle o Santi?; e l’altro vince tante monete quanti sono i quattrini che scoprono la parte da lui nominata.

e) Al tocco (al conto), I giocatori si dispongono in cerchio, e mentre uno dice mio, gli altri rispondono tuo 1, e buttano quanto credono, cioè aprono tante dita della destra, quante lor


  1. Per significare: toccherà a me o toccherà a te.