Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/112

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ragionamento iv. 101

ste furon fatte di quelle, che fare in villa si possono, parve loro di dover tornare nella città, e di cercar de’ parenti della Cloe, e di più non indugiare le lor nozze. La mattina appresso dunque sendo ad ordine per partire dettero a Driante altre tremila dramme, ed a Lamone concessero la metà di tutti i frutti del podere, le capre insieme coi caprari, quattro para di buoi, vesti per la ’nvernata, e la moglie libera; e ciò fatto, si misero in via con molti cavalli, con salmerie, con palafrenieri innanzi agli sposi, e con altre delicature assai: e perchè giunsero di notte, non sendo veduti da’ cittadini, non furono quella sera visitati; ma la mattina di poi si ragunò davanti alla lor porta una gran moltitudine d’uomini e di donne a rallegrarsi; questi con Dionisofane del figliuolo ritrovato, e della bellezza, e della grazia di esso; e quelle a far festa con la Cleariste, che in un tempo, e d’un figliuolo e di sì bella sposa, fosse più ricca tornata: e mirando la fanciulla, come tra le donne si suole, le matrone meravigliose, e le giovini aschiose ne divenivano; perciocchè la sua bellezza non che di contadina paresse, ma tra le più signorili, e tra le più nobili, era la più vaga e la più riguardevole che vi fosse, e recavasi dalla villa una certa natia purezza, ed una semplicità condita d’una tale accortezza, che oltre che bella si mostrasse, e dabbene, e d’assai dava a creder che fosse. Ondechè per essa, e per il giovin era tutta la città commossa, disiando