Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/113

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102 dafni e cloe

ciascuno di vederli, e veggendoli dicevano, che felici nozze sarebbon le loro. Desiderava ciascuno, che si trovasse la schiatta della donzella tale, quale alla nobilezza di Dafni, ed alla beltà di lei si conveniva; e molte delle più ricche matrone avrebbon voluto che fossero per madri di sì bella fanciulla tenute. Ora de’ suoi genitori cercandosi avvenne che Dionisofane, dopo molti pensieri, una notte, che profondamente dormiva, ebbe in sogno una tal visione. Gli parve di veder le Ninfe intorno ad Amore, che lo pregassero, se tempo n’era, per le nozze, delli due novelli sposi; e che egli allentato l’arco, e fattolosi pendere dagli omeri, insieme col turcasso, si volgesse verso di lui, e gli comandasse, che facesse un convito, a tutti i primi cittadini di Metellino; e che quando la cena fosse all’ultimo bere, recasse davanti a ciascuno gl’indizi della Cloe; e che questo fatto, si celebrerebbon le nozze. Ciò vedendo e sentendo fuor Dionisofane, la mattina di buon’ora salse del letto, e comandato che s’ordinasse una splendida cena, dove fosse di ciò che in terra, in mare, pe’ laghi, pe’ fiumi fosse possibile a trovarsi, convitò tutti i più onorati cittadini che v’erano: e già sendo notte, venuta che fu l’ultima tazza, con che si sacrifica a Mercurio, comparse uno scudiero con un nappo d’argento, e suvvi gli arnesi della fanciulla; e portatigli a torno sì, che ciascuno vedesse, non fu di loro chi sapesse che ciò si fosse, salvo un certo Megacle, vecchio che per onoranza sedeva ultimo in testa della tavola. Costui veduti che gli ebbe, tantosto riconosciutili, prese, a guisa d’un giovine con una gran voce a gridare: Che cose son queste che io veggio? Che fu di te, figliuola mia? sei tu viva ancora, oppure chi trovò già queste spoglie le ha qui portate? Ditemi, Dionisofane, vi prego, donde avete voi questi arnesi? E se gli Dei v’hanno fatto grazia di ritrovare un vostro figliuolo, non m’invidiate che ritrovi il mio sangue ancor io. A cui dicendo Dionisofane, che egli prima isponesse il caso di sua figliuola, col medesimo tuono di voce così soggiunse: Io avevo già, quando questa mia figliuola mi nacque, pochissima roba, e quella poca, che