Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/114

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ragionamento iv. 103

mi trovavo, non era bastante per la gravezza del comune e per il saldo delle galere; laonde disperandomi in quella mia povertà di poterla allevare, datile invece di concio questi pochi ornamenti, presi per partito di gittala, sperando (perchè molti per questa via cercano di divenir padri), che da qualcuno fosse raccolta. Gittarla dunque nella grotta alle Ninfe dedicata, ed alla lor custodia l’accomandai. Posciachè non ebbi più reda, cominciai a diventar ricco, e da quindi innanzi la fortuna non ha voluto, che io sia padre più nè di quella nè d’altra figliuola; e gli Dei1, come per ischernirmi, mi mandano ogni notte sogni, che mi promettono, che un branco di pecore mi farà padre. A questo, Dionisofane, alzato un grido maggior che Megacle, salse in piede, e menatagli avanti la Cloe molto riccamente addobbata: Questa è, disse, la fanciulla che voi sponeste: questa, per provvidenza degli Dei, da una pecora è stata nutrita, siccome Dafni da una capra. Eccovi qui le vostre spoglie e la vostra figliuola: prendetela; e poscia che l’avrete, al mio Dafni per isposa la date, perciocchè ambedue sono stati gittati, ambedue ritrovati, ed ambedue sono stati a cura di Pane, e delle Ninfe, e d’Amore. Piacque a Megacle la proposta di Dionisofane; e fatta con la figliuola gran festa, comandò, che fosse chiamata la Rodi sua donna, la quale venuta, dopo le materne e sviscerate accoglienze, recatalasi in grembo, non volle che mai le si spiccasse dattorno; e quivi la notte dormirono, perciocchè Dafni a niun partito la volea lasciar manco al padre. Il giorno vegnente tutti d’accordo ritornarono un’altra volta in villa; e questo fecero a preghiera di Dafni e della Cloe, che mal volentieri stavano nella città, ed anco perchè parve lor convenevole di far nozze alla pastorale. Ar-

  1. Il testo della versione del Caro ha e di Lei. Il senso non corre felicemente; onde avendo noi ricorso al testo greco trovammo che ha gli Dei; perciò non abbiamo esitato un momento a cambiare la lezione del Caro sostituendovi gli Dei, come dovette avere scritto il Caro medesimo, potendo facilmente per errore del copista essersi intruso nel testo di Lei invece di gli Dei.