Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/88

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ragionamento iii. 77

poterlo fare per cagione della sua povertà, sendo da loro non che rifiutato, ma richiesto; nè manco per l’età di Dafni, ch’era già fatto garzone; nè volendo scoprire la vera cagione, che lo moveva a non consentirvi, cioè che fosse di maggior parentado che loro, stando alquanto sopra di sè, così rispose: Voi fate certamente come discrete ed amorevoli persone che voi siete, anteponendo i vicini ai forestieri, e non facendo più stima dell’altrui ricchezze, che della nostra buona povertà; di che Pane e le Ninfe stesse ve ne rendano merito. Voi richiedete me di quello, di che io dovrei pregar voi, e fammisi certo ognora mill’anni di farlo, che ben sarei fuor di sentimento, poichè ormai son vecchio, ed ho bisogno di molte mani a condurre i miei lavorii se io non volessi con la vostra casa imparentarmi; che solo questo mi pare assai, oltre che la Cloe è una fanciulla molto faccendevole, bella ed avvenente, e buona per ogni affare. Ma poichè io servo altrui, non posso dispor di nulla mia cosa, se non di consiglio e di consentimento del mio padrone. Imperò facciamo cosí: soprassediamo il maritaggio a questo autunno che viene, che a quel tempo il padrone visiterà la villa, ed allora si saranno moglie e marito. In questo mentre basta, che noi gli impalmiamo, e che eglino da fratello e da sorella si bacino. Ma solamente una cosa vo’ che tu sappia, Driante; che tu ti procuri un genero di più alto affare che non siam noi. Così detto, abbracciatolo e baciatolo, si fece recar la fiasca, perciocchè era già nel colmo del caldo, e portogli a bere, l’accompagnò gran pezzo di strada, mostrandogli a suo potere in ogni cosa cortesia ed amorevolezza. Spiccatosi Driante da Lamone, e parendogli che non senza proposito gli avesse nell’ultime parole la condizion di Dafni accennata, andava tra via pensando qual egli fosse, e diceva fra sè stesso: Costui fu nutrito da una capra: per certo, che ciò non può essere senza mistero degli Dei. È bello, è aggraziato, non tien punto di quel naso stiacciato di Lamone, nè di quella testa calva di Mirtale. Era ricco di tre mila dramme; chè un capraro non si dee credere, che