Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/99

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88 dafni e cloe

stava che i becchi montassero le capre; ma non già s’era mai veduto che un becco montasse un altro becco, nè un montone invece d’una pecora un altro montone, nè un gallo per una gallina un altro gallo. Già s’era Gnatone disposto a forzarlo, e cominciava a manometterlo, quando il pancione, ch’era ubriaco, e per ogni poco di tentenno barcollava, ad un sol guizzo, che fece il giovinetto, si trovò per terra rovescio, che parve un sacco di stabbio, e più bisogno avea di manovelle e di curri per rizzarlo che d’un fanciullo. Dafni, uscitogli degli artigli, si mise a gambe su per l’erta a guisa d’un levriero e da quindi innanzi mai non vi si volle appressare; e se per avventura capitava dove egli pasturava, lo fuggiva sempre, ed anco avea gli occhi alla Cloe, ch’egli non grancisse ancor lei. Ma Gnatone, non per questo lasciando l’impresa, andava tuttavia macchinando di conquistarlo; e conosciuto che egli non era men forte che bello, si tolse giù della forza, ed aspettava occasione di parlarne con Astilo, sperando d’ottenerlo dal giovine in dono perciocchè lo conosceva liberale, e desideroso di compiacerlo in molte cose, e maggiori, che per allora non si potea. Perciocchè sopraggiunsero Dionisofane e Cleariste, così si chiamavano il padron vecchio e la madonna: eravi un tumulto di cavalcature, di servi, e d’altri uomini e donne, tale, che ogni cosa era in iscompiglio; Ma poi n’ebbe seco un lungo ed amoroso ragionamento. Era Dionisofane uomo di mezzo tempo, già mezzo canuto, di persona grande, aggraziato e robusto al par di qualunque freschissimo giovine: di ricchezze pochi lo pareggiavano, e di bontà nessuno. Il primo giorno, ch’egli arrivò, fece sacrificio a tutti gli Dei della villa, a Cerere, a Bacco, a Pane, ed alle ninfe, e comunemente convocate tutte le sue brigate, dedicò loro una piena tazza di vino. Gli altri giorni appresso andò visitando il podere, e considerando l’opere di Lamone: e veggendo i campi solcati, le viti bene acconce, il giardino ben coltivato (perciocchè della rovina de’ fiori Astilo gli avea già detta la cagione), ne prendea grandissimo piacere, ne lodava Lamone, e gli prometteva