Pagina:Gli antichi statuti municipali di Montevarchi.djvu/15

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non si poteva girare di notte per la terra di Montevarchi senza lume acceso. Da tale disposizione erano esentati i preti, i musici, le persone che uscivano per assistere i malati e quelle che si recavano al forno per cuocere il pane o al pozzo per attingere acqua. Dopo il terzo suono della campana doveva anche ognuno chiudere l’uscio della propria casa.

Queste proibizioni dell’antico statuto sono in parte confermate dalla riforma del 6 febbraio 1458, che proibisce a chiunque di girare senza lume per Montevarchi dopo la campana che si suona a due ore di notte: ecco testualmente la disposizione:

"Item ad hoc ut juvenes et habitantes communis Montisvarchi fiant modestiores et a multis lasciviis ac malis que noctis tempore committunt se abstineant forinidine pene, statueront quod quicumque cuiuscumque status et conditionis existat, non possit post sonum campane ire sine lumine per castrum Montisvarchi, que debeat pulsari post duas horas noctis; possit et debeat per potestatem communis Montisvarchi condepnari pro qualibet vice in solidis viginti & c.".

Era vietato di giocare per tutta la terra di Montevarchi a tavole e giochi di azzardo; però la riforma del 1386 permise ad ognuno di giocare ai dadi e agli scacchi, purchè fuori di casa. Un altro gioco era vietato dallo statuto del 1376, cioè quello detto ad ughectas nel tocco borro: non mi è però riuscito di poter capire di quale gioco si trattasse, per essere il manoscritto in quel punto affatto illeggibile.

Questo stesso statuto non era molto gentile con le donne. Non parlo di quelle che per ragioni di ordine e di morale dovevano stare fuori della terra: per queste ci erano, e si capisce, dei giusti motivi. Ma nelle disposizioni che ora vado a enunciare, tutte relative alle donne, ve ne sono alcune