Pagina:Gli sposi promessi II.djvu/200

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350 OLI SPOSI PROMESSI gambe; gli diedi una spinta, e me ne andai... Oh che co¬ raggio avevo allora ! ero un uomo I e in un momento sono diventato... che cosa son diventato? Che è accaduto? Non sono sempre quello? Ecco anche quel Vercellino non vorrei averlo* ammazzato: se doveva2 pensare cosi un giorno, era meglio che avessi pensato cosi sempre. Vieni, o luce male¬ detta; ch’io possa uscire da questo covaccio di triboli e an¬ dare3 a vedere quella ragazza. Ma devo lasciarla andare? Vedremo; vedremo come mi sentirò. 4 Se potessi dormire un’ora almeno: forse mi sveglierei5 coll’animo di questa mattina. — In questi e simili pensieri passò il Conte del Sa¬ grato quasi tutta la notte; finalmente, non essendo il giorno lontano, la stanchezza lo vinse, e si assopì. Ma6 i pensieri,’ che avevano riempiuta la sua veglia,8 trasmutati ora alquanto e rivestiti di forme più strane e più terribili, lo accompagna¬ rono nel sonno. Era già levato il sole, e il Conte 9 stava 10 af¬ fannoso sotto il giogo di quei sogni11 rammentatori, quando a poco a poco egli cominciò a risentirsi scosso, come e quasi18 chiamato da un romore monotono, continuo, insolito:13 stette alquanto tra il sonno e la veglia; e finalmente, tutto desto, e gettato un gran sospiro, riconobbe un suono festoso di campane, e pensò che potesse essere,14 né gli sovvenne di cosa che potesse essere allora cagione di festa. Si alzò, si vesti rapidamente, e prima d’andare alla stanza di Lucia 15 (ché la risoluzione gliene era rimasta), si fece alla finestra della sua stanza, che dominava il pendio prima rapido poi più lento e quasi piano fino al lago, e qua e là villaggi sparsi e case solitarie. Guardò intorno, e vide contadini e contadine in abito da festa,10 per tutti i viottoli avviarsi verso la strada, che conduceva al Milanese;17 altri uscire dalle porte, e par¬ larsi quelli che s’incontravano, in aria di premura e di festa. — Che diavolo hanno in corpo costoro? — disse egli tra 1 posto — diventar cosi, era meglio essere un giorno cosi, era — 3 a [vedere] consolare quella povera ragazza — 1 [Se potessi d] In questi e simili pensieri passò il Conte del Sagrato quella notte, senza poter mai chiuder occhio: finalmente — com’era — " il — 1 che nella veglia — * ostinata, insostenibi | rivesti — u come — 10 sotto il gio — " memori — Sic. — 13 A margine, in penna: « . Punto fermo *. — 11 [Non sapendo] né gli sovvenne d’alcuna cagione che potesse essere — 11 (che fu la prima vio) — andare per tutti i viottoli, sulle porte — 11 Che diavolo hanno i | e CAPITOLO X - TOMO II. 361 sé; e tosto, chiamato uno de’ suoi fidati, domandò la cagione (jj’quel movimento e di quel concorso;' e intese che s’era risaputo la sera antecedente 2 che il cardinale Federigo Bor¬ romeo, arcivescovo di Milano, era giunto improvvisamente a Lecco, per visitare :t le parrocchie di quei contorni; e che tutti accorrevano a vedere queU’uomo,4 il quale, dovunque si portasse, attraeva sempre folla. Il Conte congedò con un cenno del capo il fidato, e ri¬ mase ancora un momento alla finestra a guardare, dicendo fra sé: — come sono contenti costoro ! E perché? Perché è arrivato un uomo che si porrà un bell’abito, e darà loro delle parole, e alzerà le mani, tagliando l’aria in croce. Oh ! come saltano:5 sembrano cavrioli: eh! avranno forse certo dormito meglio di me! Tanto contenta questa canaglia... ed io... Voglio andare anch’io: voglio veder questo uomo, che li fa esser tanto vogliosi, tanto contenti. Andrò, andrò. Voglio parlargli; voglio un po’rt vedere anch’io quest’uo¬ mo. Ne dicono tante cose ! Eh ! come mi accoglierà egli ? ricordati che sei il Conte del Sagrato. Ma che ho io paura di brutti musi ?7 Io andare da lui: a che fare? che dirgli ? Certo mi8 mostrerà due occhj11 arrovellati.. .10 Non importa: voglio andare a sentire che parole ha costui, per render la gente cosi allegra. — 11 Cosi detto o pensato, il Conte stette 1 Segno accanto per due righe, e a margine, in penna : « periodo che diviene imbrogliato. Sarà facile rimediarvi». — 2 nel ult (sic) — i quella chiesa — 4 A margine, in penna, del Manzoni: « che quella mat¬ tina doveva trovarsi ad una chiesa (che nominò ed era alla metà della via distante circa due miglia dal castello)» — pajono —:n [sentire se ha qualche cosa anche per me ! trovare | senti] vedere quel vólto, sentire queste sue parole che [cangian) fanno sparire le afflizioni. Vo¬ glio vedere se ha ancora quegli òcchj che hanno fatto abbassare i miei. .. cospetto. .. cinquantanni sono. Era uno strano giovanetto.! E ora che sarà diventato ? ora [d] sarà ?