Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/106

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
108 p. gobetti


-bagas, (opere macchinose, grette e superficiali) egli realizza una sua personalità netta e grossolana, squadrata con decisione. Il propagandista della moralità è diventato il furbo spavaldo, indomabile, intimamente buono, ma giocosamente infingitore, tutto beato di una sua maschera di impassibilità energica, decisa nelle piccole cose come nelle enormi. Per effetto di questo contrasto la comica sguaiatezza della sua persistente e rudimentale fissità stordita si tempera in agevole sicumera.

In Rabagas lo abbiamo trovato plebeo e inebbriato sino all’inverosimile, più di quel che non comportasse l’interrotta fantasia di Sardou. Ma proprio in questo smarrire almeno parzialmente la presenza dell’intelligente misura e di ogni critica possibilità consiste poi tutta la virtuosità semplificatrice di questo attore senza opere, inventore di una loquacità da comizio o da modello fonografico.

De Sanctis si vendica della propria mediocrità rappresentando opere che accanto alla sua statica persona (poco proteiforme se vuol rimanere misurata) mettono in moto un gran numero di attori affacendati ed agitati, dimentichi di ogni pausa riflessiva. L’armonica linea della sua comicità sarebbe quindi nella sicurezza semplice e superiore con cui egli domina le deboli esitanze che si trova intomo E in questo ha la sua spiegazione anche il fatto che il De Sanctis raggiunga effetti notevoli con una compagnia per solito men che mediocre; l’inferiorità degli attori che a lui devono sottostare durante l’azione è un elemento del calcolo oltre che il piccolo trucco dell’impresario.