Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/50

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
52 p. gobetti


quesito del rapporto tra l’improvvisazione e l’organizzarsi della sensibilità. Nell’improvvisatore veramente l’impegno non esclude la burla e l’artificio del buffone, ma a voler contestare ogni sviluppo di dignità bisognerebbe professare un’arte della sicurezza che non sarebbe certo sottratta ad ogni pericolo di rimanere scornata. Cominciate col buffone; ma vedremo se le nuove responsabilità non faranno nascere il sacerdote. Nel momento delle confidenze supreme anche il teatro si ricorda di essere stato ii tempio e di poter servire alla celebrazione dei misteri meglio che all’ufficio plateale di tribuna.

Si direbbe che nel fenomeno Duse intervenga per l’appunto una responsabilità di questa sorta e che l’attrice, insoddisfatta di rifare il dramma altrui, si trovi non a recitare se stessa (come capita allegramente ai cosidetti attori d’istinto) ma a scrivere, con forte preparazione e come se dovesse concludere, il suo dramma, quasi a giocare con ostentata disinvoltura e con insuperabile timidezza intima il problema della rivelazione della sua individualità. Come se l’oratore incominciasse a dubitare del preparato discorso e dalla sua disperazione nascessero le più pericolose confidenze, come se il profeta sostituisse alla mistificazione e alla predica l’esplorazione dell’ignoto. Così appunto nella recitazione della Duse l’opera scompare e non si tratta più di interpretarla, di analizzarla, bensì di trasformarla da materia di riflessione estetica in un contenuto sentimentale che trovi la sua forma precisa ed unitaria nel movimento della nuova sensibilità. Ogni principio di mediazione (in senso critico) è soppresso dal momento che la sua recitazione ci appare come una vera esperienza mistica, ed in ogni atto si ritrova l’immanenza