Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/51

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la frusta teatrale 53


del divino. Parleremo qui di arte? C’è evidentemente un movimento lirico, come c’è, poniamo, un movimento lirico nei discorsi dei Vangeli: ma questo non è il fatto essenziale, e l’arte stessa che ne risulta ha la sua verità in un più generale sviluppo umano: si tratta invero di un complesso processo di genesi e, dicendola una sorpresa religiosa, se ne mostra anche adeguatamente l’incompletezza e la frammentarietà.


V



Una conferma dei concetti sin qui esposti potrebbe ritrarsi dal confrontare l’opera della Duse nelle successive recite del dramma. Si vedrà come ella ricostruisca ogni volta secondo rinnovate linee di coerenza espressiva, il nucleo lirico del suo canto e la fisionomia del suo fantasma drammatico.

Nella prima recita, parlando con ansia, con incertezza sottile, ella ha realizzato questa sintesi con una commozione diretta ed immediata. Nella seconda recita invece era curioso notare un tono sicuro di concreta chiarezza esplicita: al mistero ella sostituiva l’ansia tragica del dolore. Tornò nella terza il mistero, non più nell’incertezza dei toni e nell’ansia indeterminata, ma in un efficacissimo contrasto tra l’indifferenza mascherata dei suoi rapporti più propriamente drammatici, e l’abisso che si dischiude nella sua intimità, mentre non le viene pace dalla contemplazione esterna e dall’anelito operoso al mare.

Tra due opposti motivi: l’idillio del mare e il terrore per cui ella è sottoposta al «senza volontà» o alla volontà più forte di lei, s’è svolta in questa terza sera la tragedia.