Pagina:Goethe - Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-87.djvu/12

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gli professiamo tutta quella gratitudine che pure gli dovressimo, perchè siamo assuefatti a goderli fin dai primi anni.

Parimenti mi sembrò, che fra tanti e tanti, i quali vivono alla giornata, senza darsi mai ombra di pensiero nè dello scopo della loro vita, nè delle loro idee ovvero sensazioni, potesse essere esempio pregevole quello di uomo di raro ingegno il quale se ne preoccupa anche di soverchio, e che in ogni caso poi, non potesse che riuscire di ottimo esempio l’operosità fisica ed intellettuale di Goethe, il quale tutto voleva vedere, tutto conoscere, tutto studiare; che nel soggiorno di poco più di un mese a Napoli, faceva per ben tre volte la salita al Vesuvio, ai piedi del quale nascono, vivono, e muoiono migliaia e migliaia di persone, senza provare mai il desiderio di salire su quella vetta, che pure scorgono di continuo davanti ai loro occhi; che tormentato dal mal di mare, serbava tanta energia di volontà, da ridurre durante quello, in versi un suo dramma.

Mi parve inoltre che quelle pagine rivelassero un senso squisito delle bellezze naturali, che noi non apprezziamo abbastanza, per quella stessa cagione la quale ci rende poco men che indifferenti allo splendore del nostro sole, alla limpidezza della nostra atmosfera, alla mitezza del nostro clima. Parimenti mi colpì in quelle pagine, il giusto criterio delle cose pratiche, al quale io non mi sarei, per dir vero, aspettato da un poeta, e che farebbe onore a qualunque spirito positivo.