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370 parte terza

APPENDICE.

Il Goldoni, al pari di tutti coloro, i quali menavano una vita beata, non sentiva le voci di dolore e il sordo fremito che prorompevano dal popolo francese, oppresso, angariato e deriso dal clero, dai nobili e dalla Corte. I gaudenti passeggiavano spensierati sopra un vulcano latente, che in breve, scoppiando, doveva inghiottirli tutti. Infatti, nel 1789, avvenne quella tremenda e feconda rivoluzione, che mise sottosopra tutta quanta l’Europa. Col trionfo dei diritti imprescrittibili dell’uomo venivano soppressi i privilegi e i favori concessi dalla Corte, e niuno, fra i tanti che furono pregiudicati nei loro interessi, rimase così colpito come il Goldoni. Era giunto alla gravissima età di 85 anni, pieno di acciacchi e privo di ogni bene di fortuna, poichè aveva ceduto i suoi averi parte al fratello, e parte ad una nepote, non sospettando che gli potesse incogliere una così súbita sventura. La Convenzione Nazionale aveva sospeso il pagamento di ogni provvisione sovrana, e il Goldoni dal mese di luglio del 1792 si trovò ridotto in uno stato di miseria tale da non poter più campare la vita, se non fosse stata la pietà di un nepote grato e riconoscente, che lo sostentava col frutto delle sue fatiche. Il grande e sventurato poeta Chénier, che lo stimava ed amava, da parecchi giorni faceva ogni sforzo per salire alla tribuna della Convenzione Nazionale affine di commuovere quella Assemblea in favore di Carlo Goldoni. Ma non gli riuscì di fare udire la sua voce se non il dì 7 di gennaio del 1793, il giorno dopo la morte del commediografo italiano, la quale non era ancora nota allo Chénier. Ciò non ostante le parole del poeta francese non furono vane, perchè, risalita la tribuna il 9 di febbraio, ottenne dalla Convenzione un decreto in virtù del quale erano assegnate alla vedova Goldoni lire 1200 annue oltre il pagamento del salario stato sospeso al marito dal mese di luglio del 1792. Io recherò tradotte le parole pronunziate dallo Chénier nella gran sala della Convenzione Nazionale:

Tornata del 7 di gennaio 1793.

Chénier, in nome del Comitato d’istruzione pubblica:

I Re incoraggivano le lettere per orgoglio, e le nazioni libere devono proteggerle per un sentimento di riconoscenza, di giustizia,