Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/211

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L'AUTORE

A CHI LEGGE.

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DALLA precedente lettera dedicatoria avrai rilevato, Lettor benevolo, essere questa Commedia, che or ti presento, la stessa che diedi al pubblico molto prima, parte scritta, parte non scritta, intitolata: Momolo Cortesan. Questo titolo Veneziano, che pronunciamo noi Cortesan, e in Toscano direbbesi Cortigiano, non suona lo stesso che altrove intenderebbesi, nè in forza di addiettivo, nè in forza di sostantivo. Intendesi da noi per cortesan un uomo di mondo, franco in ogni occasione, che non si lascia gabbare sì facilmente, che sa conoscere i suoi vantaggi, onorato e civile, ma soggetto però alle passioni e amante anzi che no del divertimento. Tale è il Protagonista della mia Commedia, Cortesan in Venezia: Uomo di Mondo altrove considerato. Lo disegnai da principio Veneto di nazione; e quantunque abbia moltissimo cambiato della Commedia, non ho voluto cambiare nè la patria, nè il linguaggio di Momolo, che altrove si direbbe Girolamo, perchè alcune grazie della nostra lingua e alcune pratiche del Paese parmi che più convengano all’azione della Commedia.

Allora quando l’esposi la prima volta, ebbe un esito assai fortunato. Si recitò di seguito parecchie sere, e molti anni dopo fu sempre fortunatissima. Ma il pubblico in tali giorni si contentava di molto meno. Avvezzo a sentir Commedie snodate, e sempre sentir ripetere le stesse cose: un poco di novità, un poco di buona condotta, un carattere originale bastava per guadagnarsi l’applauso. Oggi non va così la faccenda. Si cerca il pelo nell’uovo, e si giudica colla bilancia. Ho principiato io colla Donna di garbo a mettere in una Commedia sei o sette caratteri originali, oltre al Protagonista, e tutti interessarli con episodj1, che costano della fatica. I Francesi non accostumano così. Lo soglion fare gli Inglesi, ma questi poi non hanno la soggezione delle unità. Ma oramai

  1. Nell’ed. Paperini: epissodi.