Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/271

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L'UOMO DI MONDO 217


Momolo. No, patrona, ghe xe qualche differenza, e gnanca tanto pochetta.

Eleonora. Chi sta peggio da lei a me?

Momolo. Non so gnente. So che co ve vedo, me sento un certo bisegamento in tel cuor, che in mi xe qualcossa de straordinario.

Eleonora. Permettetemi che io mi faccia interprete del vostro cuore. Un’occulta simpatia lo fa inclinare forse alla mia persona, e voi, nemico del vostro medesimo cuore, volete opporvi alle sue inclinazioni.

Momolo. Ve dirò, siora Leonora; no me oppono all’inclinazion del cuor, ma ve digo ben che per ascoltarlo no voggio perder la libertà.

Eleonora. Dunque per me non vi è speranza veruna.

Momolo. (No la voria desgustar). (da se) Chi sa? Poi darse col tempo, che me mua de opinion.

Eleonora. Bramo una consolazione da voi, senza che perdiate la libertà.

Momolo. Comandeme.

Eleonora. Se chiedo, temo che mi neghiate il favore.

Momolo. Me fè torto a dubitar. Fora dell’impegno d’un matrimonio, ve prometto tutto quel che volè.

Eleonora. Voi per ora non vi volete ammogliare1.

Momolo. No certo.

Eleonora. Ma non siete determinato di voler vivere sempre così.

Momolo. Certo, che me poderave scambiar.

Eleonora. Promettetemi dunque che, risolvendo di maritarvi, non isposerete altra donna che me.

Momolo. Sì, ve lo prometto. Ma vu avereu pazienza de aspettar che me vegna sta volontà?

Eleonora. Sì, certo, ve lo prometto, ve lo giuro, vi aspetterò.

Momolo. E se stasse dies’anni?

Eleonora. Per tutto il tempo della mia vita. E troppo grande l’amore che ho per voi. La sola speranza basta per consolarmi.

  1. Savioli ha il punto interrogativo.