Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/297

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tabile alle persone, che lo dovevano rappresentare. Questo rigoroso precetto di adattar le parti agli Attori non lo ha lasciato scritto nessuno, ma io me ne sono fatta una legge, e me ne trovo contento. Da ciò riconosco la maggiore fortuna delle opere mie sui Teatri rappresentate, e da ciò riconoscono i Commedianti il loro concetto. Quindi avviene, che alcuni Comici delle compagnie chiamate volanti scompariscono essi, e fanno le opere scomparire, perchè o non hanno i personaggi alla rappresentazione adattati, o non le sanno, o non le vogliono adeguatamente distribuire. Permettami Vostra Eccellenza che a questo passo le narri una novelletta, che può far ridere. Un certo Capo-Comico, la di cui truppa volante fu nelle mie prefazioni lodata fino che ebbe la compagnia sufficiente, recitava le mie Commedie stampate, e ne riportava gloria e profìtto; mancatogli qualche buon personaggio, le Commedie mie compariscono meno, e meno conseguentemente profitta. Sa ella, che cosa dice il buon uomo? Goldoni ha rovinato il mestiere; le opere sue son cattive, vale più il mio Arlecchino, i miei Diavoli, i miei Pasticci, di tutte le sue Commedie.

Ma simile barzelletta prova il mio assunto, che le Commedie stampate e lette sono sempre le stesse, ma rappresentate cambiano aspetto, a tenore de’ Recitanti. Chi ha veduto rappresentare questa Commedia a Bagnoli, si ricorderà aver veduto una bella Commedia, perchè animata da’ Cavalieri e Dame, pieni di spirito e di talento, che l’hanno fatta comparire quel che non è. Io non feci che l’ossatura, detta comicamente il Soggetto, e i Valorosi Attori sopra uno scheletro di poche carte, mi hanno lavorata una Commedia di ben tre ore. Io pure ho rappresentata la parte mia, e si rammenterà aver io fatto il carattere del Fattore, e alquanto male, per dire la verità; e allora ho conosciuto quanto diverso sia lo scrivere dal recitare, e quanto sia necessaria all’Attore la pratica, l’esercizio e la naturale disposizione. Ma quest’ultima qualità toccai con mano essere più delle altre essenziale. Chi ha insegnato alla Nobilissima Dama di Lei Sposa a rappresentare il carattere della Servetta con tanto spirito, e con tanta verità e bravura? Una Giovanetta, escita poco prima dal-