Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/312

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258 ATTO PRIMO


Colombina. Ecco qui, per farti vedere che in me l’amore ha più forza dell’interesse. Questi sono sei zecchini, che mi ha regalati il fattore; se li vuoi, te li dono.

Truffaldino. Per cossa mo t’al donà quei zecchini?

Colombina. Perchè mi faccia un abito nuovo.

Truffaldino. Cossa gh’intrelo co i fatti toi1?

Colombina. Non c’entra e non ci deve entrare.

Truffaldino. Ma perchè at pià quattrini?

Colombina. Ti dirò, caro Truffaldino; già si sa che Trappola ruba al padrone a precipizio, e faccio i miei conti che non mi dona niente del suo.

Truffaldino. Sta razon no la me despiase.

Colombina. In me troverai sempre dei buoni pensieri.

Truffaldino. Elo un bon pensier mandar al diavolo el povero Truffaldin?

Colombina. L’ho detto colla bocca, ma non l’ho detto col cuore.

Truffaldino. Anca questa la vol creder, perchè se sa che vu altre donne no disi mai colla bocca quel che gh’avi in tel cor.

Colombina. Secondo le congiunture. Per esempio, quando parlo con Truffaldino, il mio cuore ed il mio labbro sono l’istessa cosa.

Truffaldino. Ho i me dubbi su sto proposito.

Colombina. Perchè? Hai tu delle prove in contrario?

Truffaldino. Me par de averghene una fresca fresca.

Colombina. E qual è?

Truffaldino. Ti m’ha esebido così per cerimonia i quattrini, e pò te li ha tornadi a metter in scarsela.

Colombina. Eccoli qui; te li esibisco di nuovo.

Truffaldino. Mi son un omo discreto. Tutti sarave troppo; me basta qualcossa, da far una spesetta che me bisogna.

Colombina. Volentieri, che spesa vorresti fare?

Truffaldino. Vorave farme un abito de panno piuttosto civil, coi so bottoni d’arzento e anca un pochetto de guarnizion. Vorave farme un tabarro da galantomo, un bel cappello bordà,

  1. Così Savioli e Zatta; Paperini: io.