Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/323

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

IL PRODIGO 269


Momolo. E se la fusse ella la mia sposa, lo toravela?

Clarice. In quel caso non potrei ricusarlo.

Momolo. La fazza conto de esserghe e la lo toga.

Clarice. No, signore. Non siamo nel caso.

Momolo. Se no ghe semo, ghe podemo esser.

Clarice. Oh, prima di essere in questo caso, ci converrebbe molto discorrere.

Momolo. Via, principiemo a discorrer. La me diga la so intenzion.

Clarice. Prima di tutto ....

SCENA XIII.

Brighella e detti.

Brighella. Signor ....

Momolo. Che te casca la testa.

Brighella. Obbligatissimo alle so grazie.

Momolo. Cossa voleu in vostra malora1.

Brighella. Xe vegnù da Venezia sior Dottor Desmentega.

Momolo. Diseghe che el vaga via, e che el se desmentega che mi sia a sto mondo.

Brighella. L’è vegnù con premura granda, perchè dentro de oggi se tratta la so causa.

Momolo. Ah sì, no me recordava. Diseghe che l’aspetta.

Brighella. Signor sì, e che me desmentega. Che te casca la testa2. (parte)

Clarice. Signor Momolo, non trascurate i vostri interessi; badate al vostro Dottore. (si alza)

Momolo. Che la me diga quel che la me voleva dir.

Clarice. Un’altra volta. Non perdete di vista quello che preme. Ci rivedremo.

Momolo. Mo la toga almanco sto anello.

Clarice. No, tenetelo, custoditelo. Lo prenderò, se mi sarà lecito di pigliarlo. (parte)

  1. Così Fantino-Olzati; Paperini, Zatta ecc.: mal’ora.
  2. Queste parole non sono in corsivo, ma fra parentesi, nelle edd. Savioli e Zatta.