Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/331

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IL PRODIGO 277


Momolo. Casca el mondo, ste do cosse le s’ha da far.

Trappola. Recipe dei zecchini.

Momolo. Bravo sior medico: ma sta volta bisogna che fè da medico e da spicier.

Trappola. Che vuol dire?

Momolo. Co avÈ scritto el recipe, tocca a vu a manipolar el medicamento.

Trappola. Capisco, vuol ch’io pensi a ritrovar i quattrini.

Momolo. Bravissimo; se un omo che capisse per aria, me piasè per questo.

Trappola. Quanto crede ella che vi vorrà per la cena e per il festino?

Momolo. So che qualche volta s’ha speso in tutto disdotto o vinti zecchini. Ma stassera voria qualcossa de meggio. Son in impegno de far pulito.

Trappola. Domani partono questi forestieri?

Momolo. Mi no credo; ho speranza che siora Clarice no vaga via per adesso.

Trappola. Dunque convien pensare a tirar di lungo col solito trattamento.

Momolo. Vegnirà sti campi.

Trappola. E frattanto che i campi vengono?

Momolo. E fra tanto penseghe vu.

Trappola. Ho capito; qui bisogna dar fondo al granaio e spropriarsi del grano che doveva servire per tutto L'anno.

Momolo. Caro vecchio, fè vu.

Trappola. E poi se manca il pane alla famiglia?

Momolo. No vegnirà sti campi? Gh’averemo el bisogno.

Trappola. Vuol ella dunque che venda il grano?

Momolo. Sì; fè vu.

Trappola. Si può vendere, ma con del discapito grande. Nella stagione in cui siamo, non vi è ricerca di grano, e andandolo ad esibire, converrà darlo per quel che si potrà avere.

Momolo. Co ve digo, fè vu, fè vu.

Trappola. Benissimo; per servirla cercherò di far subito quello che si ha da fare.