Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/354

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300 ATTO SECONDO


Beatrice. Via, non lo mortificate, (a Clarice) Accostatevi, (a Momolo)

Momolo. Sorella, con licenza de siora Clarice, sentì una parola. (a Beatrice)

Beatrice. Con permissione. (a Clarice)

Clarice. Accomodatevi.

Beatrice. Eccomi. Che volete? (accostandosi a Momolo, che le parla piano)

Clarice. (Ha un non so che in lui, che mi potrebbe obbligare a mio dispetto. È meglio ch’io me ne vada). (da sè)

Momolo. (Tant’è, m’ave fatto tanti servizi, m’ave da far anca) questo). (a Beatrice)

Beatrice. (Che dirà mio marito, se non mi vede l’anello?) (a Momolo)

Clarice. (Si raccomanderà alla sorella, perchè mi parli; ma se non cambia vita, non farà niente). (da sè)

Momolo.(Questo xe l’ultimo servizio, che ve domando. Quell' anello pol esser la mia fortuna, e senza de quello son desperà). (a Beatrice)

Beatrice. Non so che dire, è tanto grande l’amore che ho per voi, che non posso dirvi di no, a costo di sentirmi gridare da mio marito. Tenete. (a Momolo, e si vuol cavare l’anello)

Momolo. (Fè pulito, che siora Clarice no veda).

Beatrice. Eccolo. (se lo cava, e glielo dà di nascosto)

Clarice. (È lungo il ragionamento). (da sè)

Beatrice. (Volesse il cielo, che Clarice fosse vostra consorte; ma conviene che vi risolviate di mutar vita). (a Momolo)

Momolo. (Vederè, se farò pulito). (a Beatrice)

Beatrice. Eccomi da voi, amica; compatitemi.

Clarice. Fate pure i vostri interessi, io non intendo di disturbarvi.

Beiatrice. Mi consolo con mio fratello, che sa conoscere il merito e sa far giustizia.

Clarice. A che proposito dite questo?

Beatrice. Lo dico per la giusta stima, che egli ha di voi.

Clarice. In questo vi potete ingannare.

Momolo. No, la veda, no la s’inganna. Cognosso el merito de siora Clarice, e desidero de farghe cognosser, se veramente la stimo.

Clarice. Finora ne ho ricevute cattive prove.