Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/379

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IL PRODIGO 325


Beatrice. Fatelo per amicizia, per compassione.

Momolo. E anca un pochettin per amor. Passibile che la me trova tanto pien de difetti, che no sia degno della so grazia? Possibile che no la me voggia gnente de ben?

Clarice. Sì, lo confesso, vi ho amato e vi amo ancora, ma....

Beatrice. Questo ma è fuor di tempo; l’obbietto principale è rissolto. Momolo viverà a modo vostro.

Momolo. Me lasserò condur da ela co fa1 un putelo.

Dottore. Su dunque, signora, dica un sì generoso, e lasci a me la cura di stendere un contratto, come va steso.

Momolo. Da brava, la lo diga sto sì, che me poi consolar.

Beatrice. Ditelo questo sì benedetto, che si sospira.

Clarice. Ma quando è detto, è detto.

Momolo. La lo diga, se la vol che el sia dito.

Dottore. Ho da scrivere? ho da formare il contratto?

Clarice. Andate scrivete.... non so resistere.

Momolo. Hala dito de sì?

Clarice. Caro Momolo, sì.

Momolo. Evviva.

Dottore. Vado a scrivere immediatamente. (parte)

SCENA XIX.

Beatrice, Clarice, Momolo.

Beatrice. Ora sono perfettamente contenta.

Momolo. Son fora de mi dalla contentezza.

Clarice. Non mi ricercate niente della mia dote?

Momolo. Che dota? la so prudenza, el so cuor. E pò quel viso, quei occhi! oh che bella dota!

Clarice. Non siate sì poco accurato. Vi darò la dote, ch’ebbe l'altro marito mio.

Momolo. Son contentissimo, e anca che no la fusse tutta, n’importa.

  1. Co fa o cofà = come, a guisa di.