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324 ATTO TERZO


man, perchè mi per un pezzo no veggio più manizzar, ma da quelle de mia sorella, che sarà l’economa dei mi interessi.

Dottore. Rendo grazie a V. S. ed alla signora Clarice, e lascio tutto il comodo alla signora Beatrice di favorirmi. (Non credevo mai da una donna poter sperare tanta giustizia e tanta generosità). (da sè)

Beatrice. Che dice, signora Clarice, della costante rassegnazione di mio fratello?

Clarice. Io certo me ne consolo, e ne sarò ancora più persuasa, quando effettivamente lo vedrò cedere a voi ed a vostro marito il regolamento della sua casa.

Momolo. Sior Dottor, za che se qua presente, ve prego stender una scrittura de cession de tutto el mio a sior Celio e a siora Beatrice, perchè i paga i mi debiti, e che i me assegna a mi un trattamento onesto, e quel che avanza se metta da banda per dies’anni, per farne un fondo de cassa, per non aver più bisogno de mendicar un miar de ducati in tuna occorrenza.

Dottore. Lo farò volentieri.

Beatrice. Ditemi, fratello mio, quest’accordo che volete fare con noi, non lo potreste fare colla signora Clarice?

Momolo. Magari che la se degnasse acettarlo.

Clarice. Non conviene ad una donna vedova, e non ancor vecchia, far l’economa di un giovanotto.

Beatrice. Converrebbe bene a una moglie far l’economa del marito.

Momolo. Oh brava! cossa disela? (a Clarice)

Clarice. A una tale sorpresa non so rispondere.

Momolo. Chi tase, conferma. Sior Dottor, femo un contratto de un’altra sorte. Cedo tutto a siora Clarice.

Dottore. Con che titolo? di donazione?

Momolo. Tutto quel che volè.

Clarice. Ecco il prodigo. Non è ancor guarito della sua malattia.

Beatrice. Interpretate meglio i trasporti dell’amor suo. Accettate il maneggio de’ suoi interessi, e avrete voi il merito di averlo fatto cambiar condizione.

Momolo. Via, siora Clarice, che la se mova a pietà de un omo, ch’ha bisogno de ela per tutti i versi.