Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/390

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mie scuse cogli Associati miei umanissimi, ed ora particolarmente a Voi le ripeto, mio henignissimo Protettore e difensor validissimo, supplicandovi ben di cuore che qual vi degnaste essere liberale inverso le Opere mie, lo siate ancora pel mio nome a fronte di coloro, che la mia tardanza acremente tacciassero di mancamento. Di tutte quelle grazie, che vi siete compiaciuto farmi finora per sola liberalità di animo e per compassion di coloro che vanno al pubblico esposti, e di quelle che d’ora in avanti spero da Voi per generosa condescendenza maggiori, vi ringrazio, Signore, col cuore il più ossequioso e divoto che dar si possa, e quanto ora ho V onore di esprimervi in quest’umile foglio, spero un giorno potervi confermare personalmente, allora quando le mie circostanze mi permetteranno intraprendere il viaggio di Roma, che da molti anni desidero effettuare. Arrossisco, nelV età in cui sono, e nei viaggi per lo più consumata, non aver ancor veduto quella gran Capitale del Mondo. Aggiungesi a rimproverarmi di do gli eccitamenti amichevoli che n ebbi frequentemente, e l’amor proprio ancor niente meno, veggendo quanta fortuna ebbero le mie Commedie in una Città si erudita, ove gV ingegni fioriscono, e le belle arti e le scienze come in propria sede campeggiano. So che il mio nome in Roma veniva assai compatito, e con mio estremo cordoglio intesi dirmi che la tardanza di questa mia procrastinata edizione rivolse gli animi di non pochi contro di me, e mi privarono del loro amore. Ma perchè mai sì rigoroso castigo ad una colpa che non li ha offesi, se non se nella sollecita compiacenza di leggere le miserabili mie produzioni? Uno sdegno, figlio del più tenero amore, facilmente suole placarsi, e mi lusingo, all’apparire di questo decimo Tomo, vedermi nella grazia loro rimesso, in quella maniera che una tenera madre, sdegnata collo sviato suo pargoletto, lo abbraccia teneramente e con affettuosi baci l’accoglie, tosto che lo vede pentito al di lei seno tornare. A Voi non mancheranno. Illustrissimo Signor Conte, nella inclita patria della Vostra gran Genitrice e congiunti, ed amici, e saggi estimatori del Vostro merito; fatemi Voi la scorta presso di loro, per attenermi colà più agevolmente il perdono, e sia questo un benefizio novello della vostra venerabile protezione.