Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/414

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Aurelia. Bella sentenza sul gusto di Bertoldo!

Dottore. Bertoldo appunto soleva dire la verità.

Aurelia. Quando non sapete giudicar meglio, fatte a meno di impicciarvi dove non siete chiamato.

Pantalone. Lassela dir, sior Dottor, e no ghe bade: m’ave dà qualche speranza de trovar un rimedio alle mie disgrazie; son qua, ve prego, me raccomando a vu.

Dottore. Il rimedio spererei di averlo trovato e di rimettere in piedi la vostra casa ed il vostro negozio, ma, sia detto con buona pace della signora Aurelia, le sue male grazie mi con- sigliano a non procacciarne di peggio.

Pantalone. Sentiu? Per causa vostra sior Dottor ne abbandona, e pò dire che son mi la rovina della fameggia. (ad Aurelia)

Aurelia. Caro signor Dottore, compatitemi. I disgusti che mi fa provar mio marito, mi levano di ragione. Conosco che ho detto male e ve ne chiedo scusa. (L’interesse mi fa parlare con umiltà). (da sé)

Dottore. Orsù, la ringrazio della bontà con cui adesso mi parla. E son qui per far tutto il possibile per l’uno e l’altro. Sen- tano il mio progetto.

Pantalone. Via, disè suso, che ve ascolto con ansietà.

Aurelia. Anch’io sentirò con piacere.

Servitore. Signora, è venuta la sarta col vestito.

Aurelia. Vengo subito. Signore, parlate pure con mio marito, che io già di affari simili non me n’intendo; vi raccomando salvar la mia dote e che possa aver in mia libertà il modo di comparire. (parte col servitore)

SCENA XIII.

Pantalone ed il Dottore.

Pantalone. Ve par che la sia una donna de garbo?

Dottore. Orsù, signor Pantalone, veniamo alle corte. Io vi son buon amico: compatisco la vostra disgrazia, benché, per dire la verità, sia provenuta dalla vostra mala condotta. Eccomi qui pronto a darvi aiuto e consiglio per trarvi fuori dei guai, se sia