Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/436

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Clarice. Sì, signore, mi faccio un abito. PA^4TALONE. Se poi veder?

Clarice. Guardate pure e ditemi s’ è di buon gusto.

Pantalone. Oh bella! sto drappo el xe vegnù fora dalla mia bottega.

Clarice. Ho piacere che la spesa sia stata fatta da voi.

Pantalone. Anca sì che indovino (1) chi v’ ha porta sto regalo?

Clarice. Lo credete un regalo?

Pantalone. Mi sì, certo; e una donna sincera come vu, no me lo negherà.

Clarice. E vero, non lo posso negare. (E meglio confessarlo, per) metterlo al punto di far altrettanto). (da sé)

Pantalone. Sto regalo ve l’ ha fatto sior conte Silvio.

Clarice. Verissimo. Si credeva ch’ei non potesse spendere, ma ha fatto vedere che ne ha e che è un galantuomo.

Pantalone. Anzi in sta occasion el fa veder che el xe un mi- serabile e un poco de bon. Sta roba el 1’ ha cavada de man a mio fio con inganno, con prepotenza. Noi 1’ ha pagada e noi gh’ ha intenzion de pagarla. E vu, se sé quella donna d’onor che ve vantè de esser, no V ave da ricever.

Clarice. Ma egli me l’ha mandata per il suo servitore ed io l’ ho ricevuta; come avrei a fare presentemente?

Pantalone. Mandeghela indrio; ma gnanca: el xe capace de venderla e mi averave perso el mio capital. Fé cussi, demela a mi, fìdeve de mi. Diseghe che l’ho vista, che l’ho cognossua...

Clarice. Ed io, poverina, ho da perdere miseramente un vestito? (con afflizione)

Pantalone. Aveu paura che mi no sia capace de farvene uno compagno?

Clarice. Questo mi piace tanto! (come sopra)

Pantalone. Aspettè. Gh’aveu el vostro servitor in casa?

Clarice. Ci deve essere.

Pantalone. Deme della carta e el calamar, e lasse far a mi, che sarè contenta.

(I) Cosi Cavelli e Zatta; Paper., Fantino-OIzali, Savioli ecc.: indioino.