Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/438

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la roba soa e no la roba dei altri. Noi xe un piccolo eiffronto quello che per causa mia ghe fa sta donna, a scoverzer le so magagne e mandar la so roba dove el 1’ ha tolta senza pa- garla. Questo xe segno che la me voi ben, che la fa stima de mi.

Clarice. Posso far di più per il signor Pantalone?

Pantalone. Giusto adesso pensava tra de mi, che certo ve son obbliga e che no so per vu cossa che no farave.

Clarice. Che mi dite ora sul proposito dei trenta zecchini?

Pantalone. Che ve li dono e che no ghe ne parlemo mai più.

Clarice. Se li volete, son pronta a restituirveli.

Pantalone. No v’incomode, no ve travagiè, che no i voggio.

Clarice. Avea fatto un pegno per ritrovarli.

Pantalone. Poverazza! gradisso el vostro bon cuor. Avereu speso gnente pel pegno che ave fatto?

Clarice. A chi mi ha fatto il piacere, bisognerà eh’ io doni al- meno un zecchino.

Pantalone. No voi che ghe remettè del vostro per causa mia. Tolè el zecchm e recuperè la vostra roba. (/e dà uno zecchino)

Clarice. Grazie al signor Pantalone. (Anche questo è buono.) Non era così pazza io d’impegnar per lui la mia roba). (da sé)

Pantalone. Me basta che me voggiè ben, e sora tutto che ve desfè interamente de sto sior conte, che no merita d esser pra- tica da una donna della vostra sorte.

Clarice. Mi dispiace una sola cosa.

Pantalone. Cossa ve despiase?

Clarice. Che questa sera mi ha invitata a una festa di ballo e ad una cena émcora, ed io gli ho dato la parola d’andarvi.

Pantalone. Se trova una scusa e no se ghe va.

Clarice. E vero, lo potrei fare e lo farei volentieri, ma ho preso impegno di condurvi due signore del mio paese coi loro amici e parenti, e mi dispiace di dover fare una cattiva figura.

Pantalone. Anca co sti signori se trova un pretesto.

Clarice. Non saprei qual pretesto ideare. Questa è una cosa che mi mortifica infinitamente.