Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/457

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



danza, e pò dopo la vederà un tinelo con una tola, che sarà degna della presenza de vussustrissima.

Silvio. Avete fatto bene a prendere in imprestito questo casino, in luogo lontano assai dalle piazze.

Pantalone. Perchè hoggio fatto ben?

Silvio. Perchè i vostri creditori difficilmente vi troveranno.

Pantalone. E eia V ha fatto mal a vegnir qua.

Silvio. Per qual ragione?

Pantalone. Perchè la xe vegnua in casa de un so creditor.

Silvio. (Costui è stanco di vivere). (da sé)

Clarice. E bene, signor Pantalone, non vi è nessuno ancora? Non si principia la festa?

Pantalone. Xe ancora a bonora; ma se la voi andar in portego, la xe patrona.

Silvio. Già che vi è tempo, signora Clarice, si potrebbe andare dal vostro sarto a sollecitarlo. Già la gondola aspetta.

Pantalone. Hala compra el ganzo per farse Y abito?

Clarice. Non ancora.

Silvio. L’abito non sarà di broccato, ma tanto e tanto sarà una cosa nobile e di buon gusto.

Pantalone. Saravelo fursi de stoffa peruviana?

Clarice. Non parliamo ora di vestiti. Andiamo a vedere la sala.

Silvio. Cosa sapete voi di che sia il vestito, ch’ella dee farsi?

Pantalone. Vardava se el giera el drappo, che sior conte ha tolto alla mia bottega.

Silvio. Pensate che in Venezia non ve ne siano di compagni?

Pantalone. Ghe ne sarà, ma intanto sior conte ha volesto fame sta finezza de vegnirlo a comprar da nu.

Clarice. (Non vorrei che si scoprisse l’imbroglio), (da sé) Andiamo, signor conte, andiamo, signor Pantalone.

Silvio. Ho dato ordine al mio servitore, che paghi a vostro figliuolo quello che ho comperato per me.

Pantalone. No la s’incomoda de pagar sta polizza. Piuttosto la me salda le vecchie.

Silvio. No, no, voglio saldar questa per ora. Ho dato la mia parola.