Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/458

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Pantalone. Per questa no gh’ è bisogno, la xe saldada.

Silvio. Perchè saldata?

Pantalone. Perchè la roba xe tornada a bottega.

Clarice. Volete finirla, signori miei? Volete finirla?

Silvio. Come! L’avreste voi levata dalla bottega del sarto?

Pantalone. L’ ho tolta dove che l’ ho trovada, e la mia roba la posso tor dove che la trovo.

Silvio. Dove T avete voi trovata?

Pantalone. In casa de siora Clarice; e Y avviso per so regola, che co se voi regalar una signora, se va a comprar e se paga, e co no se poi pagar, se fa de manco de far regali.

Clarice. (L’ ha voluta dire, che possaglisi seccar la lingua). (da sé)

Silvio. Signora Clarice, che cos’ è quel che dice il signor Pantalone?

Clarice. Non so niente. Andiamo a ballare.

Silvio. Avreste voi avuto l’ardire di portar via un abito alla signora Clarice? (a Pantalone) Ecco cosa sono i bravi giuocatori di testa. Portano via alle donne in luogo di darne e fanno poscia 1 festini...

Pantalone. I omeni della mia sorte sa donar cinquanta zecchini a una donna per farse un abito de ganzo. Siora Clarice se r hala fatto? L’ hala compra? Se i cinquanta zecchini no basta, la comandi, questi i xe zecchini, e i xe a so disposizion. (fa vedere una borsa con danari)

Silvio. (Costui tenta di mortificarmi, ma penserò una qualche) vendetta). (da sé)

Clarice. Signor Pantalone, i galantuomini che fanno una finezza di buon cuore, non la propalano per mortificare chi 1’ ha ricevuta.

Pantalone. La compatissa, la gh’ ha rason, ma de le volte no se poi far de manco.

Silvio. Il signor Pantalone fa delle guasconate di molte. Chi sa che in quella borsa non vi sia del rame invece di oro?

Pantalone. Rame, patron? La varda, la se inspecchia in sto rame. (versa i zecchini sopra la tavola)

Silvio. Tutto sangue di creditori.

Pantalone. Cussi xe queir abito che la gh’ ha intorno.